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Alberi...

 
Gli alberi a cui il frutto cade
colmo ancora
                        o traboccato fuori
dalla sua rotta cute
                                   e gli altri
a cui viene scerpato verde
trinciate foglie e rami
                                e quelli ancora
che frutti non ne dànno
                                     solo bacche
                                          e pigne
e coccole
            o neanche
                        tutti gli alberi
tutti indistintamente
                        in una oscura
e prepotente
            inequabile parità
                                   si tendono
nelle loro cuspidi
                        si stirano
nelle loro barbe
                        allungano
i loro filiformi nervi
aridi verso l’acqua
o l’umidore sotterraneo
                                   tutti
nell’ispido forteto
o altrove nell’arioso
dirupo o nel viavai
                        si preparano
all’invaso
della nuova fertilità
                        che si stipa tra terra e cielo
e romperà…
                        Oh aprimi le labbra grinzose,
non lasciarmi alla mia inveterata sterilità.

Cantata questa canzone
da lei in tempi antichi?
Forse, nessun ricordo,
nessun passato. Ma canta
la memoria. Canta la sua deserta profondità.

 
Gli alberi a cui il frutto cade, Mario Luzi

 

Pubblicato il 14/11/2006 alle 22.26 nella rubrica My photos.

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