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Ti invito al viaggio
in quel paese che ti somiglia tanto.
I soli languidi dei suoi cieli annebbiati
hanno per il mio spirito l'incanto dei tuoi occhi quando brillano offuscati.
Laggiù tutto è ordine e bellezza, calma e voluttà.
Il mondo s'addormenta in una calda luce
di giacinto e d'oro.
Dormono pigramente i vascelli vagabondi
arrivati da ogni confine
per soddisfare i tuoi desideri.


 da Invito al viaggio
Baudelaire secondo Sgalambro


27 maggio 2007


Oltre il fiore

 

La calla bianca, 1927, Georgia O'KeeffeNella storia dell’arte sono numerose le opere con riferimenti impliciti o espliciti agli attributi sessuali. La maggior parte di queste hanno come scopo la celebrazione della fecondità, come dimostrato dal fatto che la parte maggiormente raffigurata è quella più “labile” dal punto di vista riproduttivo: la potentia coeundi nell’uomo (celebrata da simboli fallici, sia che si tratti di antichi menhir o di opere moderne); la potentia generandi nella donna, nascosta nelle viscere dall' anatomia, ma sempre simboleggiata dai floridi corpi  di procaci dee madri o di prosperose modelle.

Da questa prospettiva è quasi nullo l’interesse suscitato dai genitali esterni femminili, pure oggetto di opere foriere di scandalo. Mi riferisco -per esempio- alla “Foglia di vite femmina” di Duchamp, calco di un bacino femminile e opera dall’elevato contenuto erotico; e all’”Origine del mondo” di Courbet, che rivendica la sacralità della via attraverso cui  ha inizio la nostra esistenza.

Tuttavia, in questi casi il punto di vista è sempre meramente maschile: la donna è vista unicamente come datrice di vita o oggetto di piacere. L’opera di Georgia O’Kneeffe esula da questa regola.


Il soggetto è una calla bianca, rappresentata con una precisione per niente pedante. La composizione è lieve e l’atmosfera poetica, le forme sinuose e delicate. Dietro il voluttuoso fiore, pur realisticamente rappresentato, possiamo scorgere la raffigurazione di una vulva: riconosciamo le piccole labbra, il vestibolo della vagina e le caruncole imenali. Il candore del fiore priva il soggetto della “colpa” che l’ha macchiato per secoli, il giallo del pistillo dà luce (e forse anche vita: pare di assistere a un coito che nasce dall'interno): credo che quest’opera, che raffigura il piacere da un punto di vista finalmente muliebre, possa essere considerata il manifesto ante litteram delle vecchie femministe.




permalink | inviato da fortezzabastiani il 27/5/2007 alle 9:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (43) | Versione per la stampa
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