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Ti invito al viaggio
in quel paese che ti somiglia tanto.
I soli languidi dei suoi cieli annebbiati
hanno per il mio spirito l'incanto dei tuoi occhi quando brillano offuscati.
Laggiù tutto è ordine e bellezza, calma e voluttà.
Il mondo s'addormenta in una calda luce
di giacinto e d'oro.
Dormono pigramente i vascelli vagabondi
arrivati da ogni confine
per soddisfare i tuoi desideri.


 da Invito al viaggio
Baudelaire secondo Sgalambro


27 febbraio 2008


L'attesa

 L’attesa è stata la melodia principale che ha accompagnato la mia vita.
L’attesa, che reca in sé il fascino del “non finito”, la speranza di una trasformazione positiva, la paura di un’ineluttabile delusione.
L’attesa può assumere le connotazioni negative che plasmano l’esistenza del tenente Drogo; può essere accidia e torpore che ti costringono in una Fortezza di confine ad attendere qualcosa che sai non arriverà, o che arriverà quando non avrai più le forze per sostenere i gravidi doni che la novità reca con sé.



Oppure può essere l’attesa paziente di chi ha la certezza che qualcosa di buono lo aspetta oltre quell’indistinto confine che divide cielo e terra.
È l’Attesa seguita dal Compimento, come nel Fregio per il Palazzo Stoclet di Klimt. La prima è allegoricamente resa dalla ieratica figura di una danzatrice egiziana. Il suo corpo è un triangolo (ripetuto nelle ornamentali vesti) che richiama la rigidità e la fermezza di chi aspetta qualcosa di lungamente vagheggiato. Ma le sue mani, il suo volto e la sua imponente capigliatura sono colti in un attimo di fremente sospensione, mentre si protendono –orizzontali- verso un futuro che pare garantire allettanti promesse. Il suo sguardo è pregno di curiosità e di speranza.
Il Compimento è personificato da un uomo e da una donna, intimamente legati in un abbraccio intenso. Non sono più i triangoli a decorare le vesti, ma cerchi, uccelli, occhi onniscienti. La severità lascia il posto alla vita, che in quell’attimo, verticale e trascendente, trova la sua completezza e la sua piena realizzazione.

Rebora- "Dall'imagine tesa"

Solo ora inizio a vedere il mio futuro in modo più nitido. Solo ora dal mio orizzonte riesco a cancellare il gerbido deserto che lo incupiva.
Non ho più bisogno di fortificazioni per ripararmi da nemici che non mi sfideranno.
Continuerò ad aspettare, non più come con la sfiducia di Drogo ma con la paziente speranza della ballerina.

Vi ringrazio per avermi fatto compagnia in quest’attesa.

Fortezza Bastiani chiude.


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permalink | inviato da fortezzabastiani il 27/2/2008 alle 10:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (24) | Versione per la stampa
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