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Ti invito al viaggio
in quel paese che ti somiglia tanto.
I soli languidi dei suoi cieli annebbiati
hanno per il mio spirito l'incanto dei tuoi occhi quando brillano offuscati.
Laggiù tutto è ordine e bellezza, calma e voluttà.
Il mondo s'addormenta in una calda luce
di giacinto e d'oro.
Dormono pigramente i vascelli vagabondi
arrivati da ogni confine
per soddisfare i tuoi desideri.


 da Invito al viaggio
Baudelaire secondo Sgalambro


8 marzo 2007


Le Intellettuali


Autore: Molière. Traduzione di Cesare Garboli
Artisti: Giovanni Ludeno, Sabrina Scuccimarra, Monica Piseddu, Antonella Romano, Salvatore Caruso, Rosario Giglio, Michelangelo Dalisi, Arturo Cirillo, Beatrice Campagna
Regia: Arturo Cirillo
Scenografia: Massimo Bellando Randone
Costumi: Gianluca Falaschi
Musiche: Francesco De Melis

Cagliari, Teatro Alfieri, 7-11 Marzo 2007




"Le Intellettuali"  è una commedia basata principalmente sulla contrapposizione tra due stereotipi di donna: quella colta
e sofisticata e quella più semplice ed edonista. La scena si apre proprio con un divertente agone tra due sorelle, Armanda ed Enrichetta, figlie di due opulenti borghesi, che discutono sul ruolo della donna nella società: la prima antepone l'erudizione, l'amore per l'arte e la filosofia all'istinto materno, alla famiglia e all'amore terreno, visto come dozzinale e impuro, ben lontano dai platonici archetipi vagheggiati. La seconda, al contrario, vede nella cultura un artifizio che aliena le persone dalla vita reale: il suo sogno è il matrimonio, la famiglia.

Questa dicotomia viene esacerbata dagli altri grotteschi personaggi che compaiono sulla scena e che partecipano alla bislacca contesa.
Da una parte troviamo Filaminta, madre  delle due fanciulle e moglie dispotica di Crisalo, convinta sostenitrice della parità tra i sessi e sedicente letterata. Ella è spalleggiata dalla cognata Belisa, donna "castrata" che vive di improbabili sogni; dalla figlia Armanda; e dall'effeminato Trisottani, melenso uomo di cultura che strega con i suoi sgradevoli e stantii versi le Inellettuali.
A fiancheggiare Enrichetta, invece, ci sono il pusillanime Crisalo; l'innamorato Clitandro che, allontanato dalla frigidezza di Armanda, riversa il proprio amore sulla più semplice ragazza; Martina, ancella passionale ma ignorante, che si slancia in una sgrammaticata filippica in difesa delle tradizioni patriarcali.

Lo scontro si ha anche sul piano linguistico. Le "intellettuali" attribuiscono uno smodato valore al costrutto grammaticale e al purismo verbale: Filaminta si occupa dell'istruzione della servitù e arriva a licenziare una domestica per le sue frasi ricche si solecismi e anacoluti.
L'ostinata ricerca dell'espressione elegante non corrisponde a una migliore comunicazione: i personaggi fingono, divengono attori dell'esistenza, parlano in codice e cercano nascosti fini nelle casuali azioni degli altri. Allo stesso modo le donne erudite colgono inattesi significati nelle vacue parole del verseggiatore Trisottani.

La scenografia spartana, i costumi barocchi e le bizzarre parrucche rendono il luogo atemporale: la commedia potrebbe svolgersi nella Parigi del 1700, così come ai giorni nostri: il messaggio è universale.
Allo stesso tempo, quelle mises ricche di dettagli pleonastici enfatizzano la ridicola tartuferia delle convenzioni formali, per le quali ha maggior valore la locuzione forbita rispetto ai sentimenti.
Una nota di merito va riservata all'utilizzo degli specchi, che non riproducono fedelmente ma distorcono l'immagine dei personaggi, accentuando la loro già patente falsità.


Tra i numerosi spunti che la commedia offre, ve ne propongo uno: che senso ha l'arte se si discosta del tutto dalla vita reale, se rifugge la passione e aborrisce il corpo?




permalink | inviato da il 8/3/2007 alle 23:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (25) | Versione per la stampa


1 dicembre 2006


Don Chisciotte- frammenti di un discorso teatrale

Pino Micol è Don Chisciotte

 

Autore: Miguel de Cervantes
Regia: Maurizio Scaparro
Compagnia/Produzione: 
Compagnia Italiana
Cast: Pino Micol, Augusto Fornari

 

La scena si apre con gli attori di una compagnia teatrale che, davanti al capezzale di un don Chisciotte  fuor di senno, iniziano a bruciare tutti i romanzi cavallereschi che l’hanno condotto alla follia.  E’ la reificazione del disingaño diffuso nella Spagna del sedicesimo secolo, dovuto alla catastrofica politica del sovrano Filippo II, che ha come conseguenza una perdita di fiducia verso i valori cavallereschi, veicolati dalla letteratura dell’epoca.

Segue la vestizione del signorotto don Chisciotte della Mancia; il suo “giuramento solenne”; l’investimento a dame delle attrici della compagnia; la dichiarazione di fedeltà e amore alla figlia di un porcaro, la “nobildama” Dulcinea del Toboso; la scelta dello scudiero Sancio Panza, un tanghero cui don Chisciotte promette un’isola come ricompensa per il servigio reso.

Nello spettacolo sono mantenuti tutti i temi del romanzo di Cervantes. Il più saliente è la  dicotomia tra il modello cortese incarnato da don Chisciotte, teso a un ideale di giustizia, bellezza, verità, e quello del volgo, caratterizzato dal materialismo, dall’assenza di poesia, dalla villania.

L’innovazione di questa regia sta nel fatto che le vicende si svolgono dietro le quinte di un teatro, in mezzo a una compagnia di attori che dà corpo a tutti gli insulti che vengono rivolti a don Chisciotte e che divengono beffe, talvolta persino botte: sembra di vedere un albatro che si trascina tra i ludibri di zotici marinai che nella loro piccineria non possono intravvederne l’eccellente valore. Don Chisciotte è un poeta: la sua immaginazione rende nobile quel che è gretto, innalza quel che è umile in un maestoso, articolato sogno. Dicendolo con Borges,  è la visione, “splendida, dei poeti, onde tutta la veglia è un sogno”.Salvador Dalì Don Chisciotte e i mulini a vento

Questo espediente narrativo, oltre a dare maggior vigore alle azioni, permette di estrapolare un comune denominatore che accomuna il romantico cavaliere e il  teatro: l’illusione, la fallacia delle parvenze. Si passa così al metateatro, il teatro che parla del teatro. Il climax di questa finzione culmina nella rappresentazione dell’opera dei Pupi, contro cui la spada di don Chisciotte si accanisce.

Le azioni sono impreziosite dalle musiche ora giocose, ora malinconiche, che scandiscono il ritmo dell’azione. Ottima l’interpretazione di  Pino Micol (don Chisciotte), Augusto Fornari (Sancio Panza) e degli altri attori, che donano alla rappresentazione la leggerezza necessaria a innalzare quella che potrebbe apparire come mera comicità a ironia sottile.

Così come l’ inizio della pazzia di don Chisciotte è segnato da una sorta di rito, la vestizione con una buffa armatura, il rinsavimento è consacrato dalla sua denudazione: insieme alla fantasia, però, egli perderà anche quel barlume che lo manteneva in vita.




permalink | inviato da il 1/12/2006 alle 20:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa
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