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Ti invito al viaggio
in quel paese che ti somiglia tanto.
I soli languidi dei suoi cieli annebbiati
hanno per il mio spirito l'incanto dei tuoi occhi quando brillano offuscati.
Laggiù tutto è ordine e bellezza, calma e voluttà.
Il mondo s'addormenta in una calda luce
di giacinto e d'oro.
Dormono pigramente i vascelli vagabondi
arrivati da ogni confine
per soddisfare i tuoi desideri.


 da Invito al viaggio
Baudelaire secondo Sgalambro


5 marzo 2009


Gli amanti

 


Inafferrabile Magritte. Suggerisce senza affermare. Costruisce invenzioni con immagini quotidiane e banali. Insinua dubbi, sconvolgendo il nostro tetragono ordine mentale.

 

Avevo chiuso questo blog con un quadro di Klimt, “L’attesa seguita dal compimento”. Due amanti si abbracciavano, protendendosi verso qualcosa di sublime. Avevo dato per assodato che quell’abbraccio fosse qualcosa di compiuto, completo, inoppugnabile.

Magritte ammonisce: “E se non fosse così?”. E se quel gesto, carico di emozione e intimità, fosse solo una parvenza, che –per abitudine e convenzione- i nostri sensi interpretano in un modo romanticamente inesatto?

Gli amanti” del poeta illustrativo francese sono un uomo e una donna convenzionali, come suggerisce la stereotipata cravatta virile e la smanicatura tipicamente muliebre. Sono un uomo e una donna che ripetono, come su un palcoscenico adornato da una spartana e ordinaria scenografia, un ancestrale gesto di passione, di nutrimento, di conoscenza. Eppure sono un uomo e una donna che, scambiandosi un gesto così intimo, non conoscono affatto l’un l’altra: sono solo il corpo di un uomo e il corpo di una donna. Non hanno un volto. La loro essenza non stilla attraverso il loro sguardo. Il velo cela e protegge da eccessivi coinvolgimenti. Il piacere non diventa conoscenza totalizzante.

 

L’opera scuscita una sensazione di straniamento.

Assistiamo distaccati a questo spettacolo, con lo stesso sguardo con cui Hopper osserva i propri soggetti. Ci sentiamo lontani, da questi amanti, diversi perché capaci di amare guardando senza filtri la realtà.

 

 

 

Eppure potremmo essere noi, che pensiamo di esser giunti ai reconditi penetrali dell’altro, ma non notiamo che il sottile velo di Maya avvolge impalpabile anche le nostre anime.


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Ritorno da precaria, non so per quanto tempo e con quale costanza.

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