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Ti invito al viaggio
in quel paese che ti somiglia tanto.
I soli languidi dei suoi cieli annebbiati
hanno per il mio spirito l'incanto dei tuoi occhi quando brillano offuscati.
Laggiù tutto è ordine e bellezza, calma e voluttà.
Il mondo s'addormenta in una calda luce
di giacinto e d'oro.
Dormono pigramente i vascelli vagabondi
arrivati da ogni confine
per soddisfare i tuoi desideri.


 da Invito al viaggio
Baudelaire secondo Sgalambro


14 febbraio 2007


La Sartiglia

Sartiglia

La Sartiglia è un torneo equestre che si svolge a Oristano l'ultima domenica e il martedì di Carnevale.
Il termine Sartiglia deriva dallo spagnolo Sortija, che significa anello (l'etimologia è la stessa della parola che in latino indica la fortuna, sors): questo, insieme ad altri elementi, ci indurrebbe a pensare che questa antica gara sia un retaggio aragonese. Tuttavia, poiché nell'isola erano comuni gare a cavallo che si svolgevano durante le festività carnevalesche, alcuni studiosi ritengono che questo torneo abbia origini  più remote, pur essendo stato ingentilito dagli orpelli spagnoli.

Il rito della Sartiglia inizia con la vestizione del primo cavaliere, su componidori, che viene scelto dai vari gremi (antiche corporazioni medievali) e la cui identità, in tempi più lontani, doveva restare sconosciuta. Il cerimoniale si svolge su un soppalco ligneo: in questo modo il cavaliere, una volta vestito grazie all'aiuto de "sa massaja" (la moglie del capo del gremio) e de "sa massajeddas" (giovani fanciulle), sale direttamente a cavallo senza toccare il suolo. Questo particolare ha un significato ben preciso: il cavaliere, mascherandosi, perde la sua identità e si accosta al divino.


L'abbigliamento androgino di quello che è diventato un semidio consta di una camicia candida sbuffata e doviziosamente ricamata, sulla quale si applicano nastri che richiamano il colore del gremio di appartenenza; calzari e brache di pelle che arrivano fino al polpaccio; l'immancabile maschera bianca di terracotta, che ormai sostituisce quella atavica di legno; la mantiglia e il cilindro, caratteristici accessori muliebri spagnoli.

La gara inizia dopo che s'oberaju majore, il presidente del gremio di appartenenza del cavaliere, dona a su componidori un fascio di pervinche decorato di viole, che prende il nome di pipia 'e maju (bambola di maggio): con questa, alla fine della gara, il cavaliere benedirà il pubblico.

Il suono roboante di trombe e tamburi accresce la tensione del pubblico e degli stessi cavallerizzi.

L’obiettivo dei cavalieri è quello di centrare con la spada le stelle forate appese lungo il percorso: il primo a iniziare sarà “su componidori”, che poi cederà la propria arma agli altri fantini.

Dietro questa gara si cela qualcosa che va oltre la competizione: essa è il rito propiziatorio di una società agro-pastorale, intimamente legata ai cicli di morte e rinascita delle stagioni. 


Qua potete vedere quello che le parole non riescono a spiegare.




permalink | inviato da il 14/2/2007 alle 23:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (25) | Versione per la stampa
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